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giovedì 24 AGOSTO 2017
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Cenni storici

Il borgo medievale di Roccacaramanico

E' ipotesi corrente che, Roccacaramanico, sia sorta come punto strategico, di osservazione e di difesa, infatti in tempi remoti si chiamava Castello della Rocchetta. In seguito siccome era molto diffuso in Abruzzo il prefisso “Rocca” a significare un luogo “pietroso” o “rupestre” cioè “sasso” o “rupe” e poiché era frazione di Caramanico, fino al 1806 ecco venir fuori la “Rocca di Caramanico”.
Posto alle pendici del Morrone a 1050-1080 mt. s.l.m. è il centro più elevato della provincia di Pescara.


La sua storia si intreccia con quella di Caramanico. Si succedettero sul territorio le signorie dei d’Aquino, d'Aragona, d'Angiò, Colonna e Carafa, in periodi diversi della sua storia. Scarsissime sono le notizie sulla zona nel XVI secolo e nel primo periodo della dominazione spagnola. E' rilevante però, per la storia locale, un documento del 16 giugno 1520 nel quale, con l'assenso di Prospero Colonna, signore della terra di Caramanico e della Rocchetta, si stabiliva tra l'altro, che i due territori e tenimenti, fossero distinti e separati (autonomia della Rocchetta alias Roccacaramanico).

Si ha notizia di due chiese: la prima risalente alla Chiesa di S. Maria del 1514 e la seconda che riguarda la chiesa di S. Agata, del 1568. Nel 1627 un violento terremoto sconvolse il piccolo centro, tale fenomeno si ripeterà nel 1703, nel 1706 e ne l 1915. Nel 1662, in un quadro completo dei beni sul territorio della Rocca, si nominano la Chiesa di S.Maria delle Grazie e quella di S. Antonio Abate di cui si conserva, ancora oggi, una formella in pietra, scolpita sulla parete sud dell'edificio.


Quest'ultimo, successivamente restaurato, negli anni '30 ospitò il Municipio, le scuole elementari e, nel periodo dell'abbandono, divenne in parte usato come ricovero per animali. Dal 1981, dopo parziali riparazioni, è sede dell'Associazione Roccacaramanico e dal 1999, dopo ulteriori restauri e ammodernamenti, è sede del Museo Etnografico "Marcello M. de Giovanni".

Nella seconda metà del '700 l'economia di questa zona risentì gravemente e della distruzione delle riserve boschive dovuta ad una maggiore estensione dei pascoli e, successivamente, dei mutamenti politici e sociali che portarono all'invasione del Regno di Napoli, per opera di Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone Bonaparte, fu Re di Napoli dal 1806 al 1808 e di Spagna dal 1808 al 1813) alla cacciata dei Borbone e alla presenza, sul territorio, del fenomeno del brigantaggio, come ultima reazione borbonica contro il processo di unificazione dell'Italia. L'archivio comunale di Roccacaramanico fu incendiato, con grave perdita di preziose testimonianze dal passato.

Nel 1806, abolita la feudalità, Caramanico e Roccacaramanico furono dichiarati Comuni liberi, con amministrazioni indipendenti. Quindi dal 1806, anno in cui diventò Comune con propria Amministrazione diventò ufficiale il nome di Roccaramanico.


In quegli anni, alla Rocca, il sistema agro - pastorale vigente consisteva di soddisfare le esigenze primarie della popolazione, con una vita semplice e laboriosa. Se il XIX secolo può essere considerato il periodo migliore per le possibilità esistenziali del borgo montano, il XX secolo è per Roccacaramanico il secolo del dolore, dell'amarezza, della lotta e della resa. Con l'avvento della società industriale inizia un sensibile spopolamento dovuto al fenomeno dell’emigrazione verso l’Australia e le Americhe. I valori di un mondo arcaico e le tradizioni popolari cominciavano, nei primi anni del '900, ad offuscarsi: si moltiplicano le esigenze, all'iniziale benessere si sostituisce il fenomeno della povertà e del sottosviluppo che portarono, nel corso degli anni successivi, ad amarezze, dolori e lotte. Nel 1929 il Governo dispose che i Comuni che non erano in condizioni di offrire servizi dovevano essere aggregati. Fu così che Roccacaramanico fu unito al Comune di S. Eufemia, con decreto del Re Vittorio Emanuele III.


Fu riserva di caccia di Vittorio Emanuele III, il quale vi sostava qui per diversi giorni ospite in una casa che, allora era la meno angusta dell’agglomerato edilizio urbano. Il "paese fantasma", come anni a dietro era definito Roccacaramanico, oggi torna lentamente a vivere grazie alla presenza dei “nuovi roccolani”. Era questo il desiderio e la certezza di Pasquale, "l'ultimo roccolano" e di Angiolina che non avrebbe mai voluto, per nulla al mondo, abbandonare questo luogo. A salvare la sua scomparsa dalla carta geografica negli anni ’70 si è innescato un fenomeno di turismo episodico, di gente amante di questo angolo incontaminato, in cui si torna ad essere realisti, ad osservare con il giusto distacco tutto ciò che a valle appare arrogante, vitale ed essenziale, a riconquistare antiche saggezze, a respirare l’equilibrio fra uomo e natura, tra passato e presente. Sono stati acquistati vecchi fabbricati e restaurati. Negli anni ’80 con un piano di recupero dell’Amministrazione comunale in cui erano previsti vari progetti il borgo è tornato a vivere nel suo splendore.

Le opere rilevanti sono costituite dalla Chiesa cinquecentesca, l’edificio ex Municipio ora Museo, la “Rupe” che è il punto più alto del borgo costituita da una roccia che a sbalzo si tuffa in un panorama incantevole, e la gradinata panoramica che da a piazza Maiella, punto terminale di corso Umberto, conduce fino alla Rupe arrampicandosi su vecchi edifici in pietra ed avvolgendosi tra le mura massiccie della Chiesa.

Nel 2012 il borgo di Roccacaramanico è stata eletta “Meraviglia Italiana”, progetto tramite il quale il Forum Nazionale dei Giovani sta realizzando un itinerario con un alto impatto storico culturale, attraverso la selezione di 1000 tra le meraviglie italiane - individuate tra siti paesaggistici, manifestazioni di carattere culturale.