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giovedì 24 AGOSTO 2017
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Cenni storici

Arte, tra leggenda e storia

Sotto il profilo architettonico ed artistico sono da segnalare la Chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo Apostolo, costruita a fine ‘400, si trova nella parte alta dell’abitato, nell’omonima piazza, con il campanile sulla destra. La faccia principale, in pietra a “faccia a vista”, presenta tre portali lapidei: il portale centrale, oltre alle decorazioni di stile barocco, alla sommità evidenzia lo stemma della Confraternita del SS. Sacramento (1653?); le due porte laterali, di inizio ‘500 (quella di sinistra datata 1516…. l’altra….), sono semplici ed hanno iscrizioni rinvianti ai committenti. Al suo interno, costituito a tre navate, risalta nell’abside centrale un prezioso ciborio ligneo a struttura piramidale (mt. 6,15) con ricche decorazioni del XVI e XVII secolo, con nicchie le cui numerose statue lignee andarono smarrite durante l’occupazione tedesca. Nella navata laterale di sinistra, di pregevole fattura, si segnala la statua della Madonna della Pietà, comunemente detta della Mercede, opera in terracotta (sec. XVI) di artigianato abruzzese, e il fonte battesimale (XVIII sec.). Nella navata laterale di destra la statua di S. Eufemia (sec. XVIII) e la statua di S. Gioconda che, seppur recente, offre all’attenzione del visitatore un culto molto diffuso in paese ed unico in Abruzzo.

In Roccacaramanico possiamo visitare la chiesa della SS. Trinità risalente al 1514 o della patrona – Madonna delle Grazie –, costruita su un’antica preesistente torre d’avvistamento, ed è visibile sulla facciata laterale dell’ex municipio, oggi sede del museo etnografico “Marcello M. de Giovanni”, un bassorilievo in pietra proveniente dalla chiesa di S. Antonio Abate, raffigurante il santo.

La Santa patrona di S. Eufemia dà nome ad una fontana, chiamata “Fonte di S. Eufemia”. Intorno a questa fontana si è creata una sorta di leggenda trasformatasi di seguito in un vero e proprio culto agreste che porta in se un po’ di sacro e un po’ profano. All’acqua di questa fontana si attribuivano proprietà benefiche ed è per questo che, in passato, fu meta soprattutto di donne gravide o di donne divenute madri da poco. Si chiedeva esplicitamente una protezione per la salute e la crescita dei bambini nonché un’abbondanza di latte per far si che questa crescita recasse benefici ai piccoli. Così tutte le future madri, non solo di S. Eufemia ma di tutta la valle dell’Orte, si recavano all’agognata fonte percorrendo un iter prestabilito e rispettando una prassi ben precisa, che consisteva nel portare con se un fiasco di vino e un bicchiere da offrire a tutte le donne che si incontravano durante il tragitto, le quali bevendo auguravano tanta abbondanza di latte alle partorienti. Al ritorno la prassi cambiava e la futura madre doveva accarezzare il primo bambino che incontrava con la sua mamma; facendo ciò lei augurava tanta salute alla sua creatura e tanto latte quanto ne aveva la donna appena incontrata.

L’acqua, elemento indispensabile per la vita, rappresentava così, per le donne di S. Eufemia, un bene prezioso tanto da creare intorno ad essa un vero e proprio culto di propiziazione. Un culto che si inserisce all’interno dei cosiddetti “Riti di Passaggio” relativi all’intero ciclo della vita umana. In questo rito si ritrovano caratteristiche peculiari come l’aggregazione, l’unione, i legami in quanto le donne non si recavano mai sole alla fontana, ma sempre in gruppo. Oggi la fontana di S. Eufemia è ancora lì a testimonianza di una passato e di una tradizione mai dimenticati; da essa sgorga ancora acqua e quell’acqua riporta ad una leggenda fitta di sapori antichi.