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giovedì 27 APRILE 2017
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Sant'Eufemia da vivere

Folklore, aneddoti e leggende

Lu Ddu bbott


Spiccava a Roccacaramanico un personaggio, Pasqualino, il quale con il suo ddu bbott ed altri strumenti era solito accogliere gli amici ed i turisti per trascorrere del tempo in allegria. È suonato ancora, in particolari occasioni, da un anziano di S. Eufemia.

La Banda

Alla fine della II Guerra Mondiale l’allora parroco, Don Mauro Iezzi, ebbe l’idea di riunire giovani e meno giovani in una Banda musicale.

I più anziani avevano avevano suonato come trombettieri durante il servizio militare, i più giovani, invece non avevano la minima esperienza musicale, fu assoldato dunque il Maestro Nicola Grossi detto “magnassutt” di Caramanico, il quale aveva il compito di impartire i rudimenti della musica.

A Caramanico la banda già esisteva, ed i caramanichesi non convinti che i santeufemiesi sarebbero riusciti nel loro intento dicevano: “Niente sale un asino su un pioppo che si fa la Banda a Sant’Eufemia” Sant’Eufemia, invece riuscì costituì la banda con 40 membri effettivi i quali non avendo la disponibilità economica per realizzare la divisa, chiesero aiuto ai parenti che erano emigrati negli U.S.A.


La prima sinfonia fu suonata proprio a Caramanico, un duro colpo, amplificato dal nome scelto: “E’ nata la banda SI FA” dove all'affermazione che non lascia dubbi, unirono le due note musicali che, con un sottile doppio senso rimarcava che la banda SI FA”. Iniziarono i primi concerti che riscossero successo, dapprima a Turrivalignani, poi a Miglianico, a Pescara e via via in altre città.

La banda continuò a suonare fino al 1954, anche se decimata nel tempo a causa dell’emigrazione.

Aneddoti

Si racconta che, mentre era ricercato da due gendarmi nella frazione di S. Giacomo, Angelo Camillo Colafella fu incontrato presso un ponticello in legno poco distante dalla frazione. Il Colafella con espressione volutamente candida ed ingenua, ma con la furbizia di una volpe, domandò ad uno di loro: “Chi andate cercando?” i gendarmi risposero: “Cerchiamo il brigante Camillo Colafella, lo conosci?...L’hai mai visto?...Sai dov’è?” e questi rispose: “Io del brigante Colafella so tutto, se venite con me vi ci accompagno, ma…io sapete…lavoro…e se mi regalate un piccolo compenso in denaro, verrei più volentieri con voi in montagna.” E infatti, per tale sua prestazione, fu compensato. Durante il cammino, fra sentieri e mulattiere, ovviamente i tre procedevano in fila indiana, i gendarmi avanti e lui dietro. Lungo il percorso di andata e ritorno, il Colafella servendosi di un pezzo di pietra di gesso, scrisse dietro la giacca nera del secondo gendarme: “Il brigante sono io”; dopodiché compiuto il ritorno, ovviamente senza nessun esito, ripassando il ponticello il Colafella con un gesto fulmineo diede uno spintone ai due gendarmi facendoli precipitare nel dirupo del fossato, quindi immediatamente fuggì alla volta della macchia.

Una volta per indurre i bambini a non uscire le mamme li intimorivano raccontando che per la strada “c’sceu la iammatta rosc e dh mazzamridh” (ci uscivano il gomitolo di lana rossa e un tamburino) come dire di stare attenti al lupo. I bambini spaventati rimanevano in casa.

È dei giorni nostri questo simpatico aneddoto che ha per protagonista una volpe rossa, la quale non avendo timore degli esseri umani si presenta in paese ogni volta che ne sente la necessità. Ma da che cosa è determinata questa necessità? Ma dalla fame, naturalmente! Alcune persone del paese, ormai affezionate a questa simpatica volpetta, le lasciano fuori dell’uscio di casa del cibo e lei prontamente, quasi ogni sera, si allontana dalla sua tana e viene in paese a cenare.

Attività culturali

“Gemellaggio” nella fede comune per S. Gioconda con la città di Reggio Emilia. Il gemellaggio nasce dalla comune venerazione per Santa Gioconda le cui spoglie sono conservate in un’urna nell’altare maggiore della Chiesa di S. Pietro di Reggio Emilia.

L'aria di Sant'Eufemia

Nella cattedrale di Utrecht, in Olanda, è conservato un mosaico con la raffigurazione di un monaco Bartolo di Sant’Eufemia a Maiella, così come è descritto in una piastrella posta sul muro. Il monaco visse per moltissimi anni nell’Olanda protestante per diffondere la fede cattolica, ma negli ultimi tempi, poiché le sue condizioni respiratorie mettevano in serio pericolo lo stato di salute, fu rimandato a S. Eufemia, affinché vi trascorresse gli ultimi giorni di vita. Qui la sua salute rifiorì a tal punto che visse ancora per molti anni, così come comunicò ai suoi confratelli d’Olanda. Ben noti, da tempo immemore, sono gli effetti positivi dell’alta quota sulla funzionalità respiratoria non solo dei bronchitici cronici ma degli asmatici e di quanti vanno incontro a ripetute infiammazioni delle vie aeree. Un gruppo di studiosi ha voluto accertare se vi fossero basi scientifiche a supporto di quanto per tradizione ed esperienza aveva nel tempo determinato un flusso di gente verso il paese. In questa ottica numerose ricerche condotte con apparecchiature atte a captare il polline hanno dimostrato che S. Eufemia è un’oasi incontaminata, dove l’integrità ecologica è tutelata in tutti i suoi aspetti atmosferici, faunistici ed idrologici.