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mercoledì 28 GIUGNO 2017
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Giardino botanico "Daniela Brescia"

Il Giardino Botanico di S. Eufemia a Maiella è intitolato a “Daniela Brescia” giovane dipendente dell’Ente Parco Nazionale della Maiella e scomparsa prematuramente.

Il Giardino ha una superficie di 45.000 mq rappresenta una delle più grosse strutture di conservazione del patrimonio vegetale ex-situ realizzate nel nostro Paese.

È suddiviso in 22 settori, alcuni a loro volta frazionati, che rappresentano formazioni vegetali omogenee o comunque collezioni botaniche caratterizzate da essenze assimilabili per particolarità biologiche e morfologico-strutturali.
Insieme agli ambienti tipici della Majella sono state predisposte anche aiuole con finalità esclusivamente didattiche. Attualmente nel giardino sono ospitate circa 500 specie per un numero complessivo di oltre 2000 esemplari tra essenze erbacee, arboree ed arbustive. A regime la struttura potrà offrire un catalogo con oltre 2000 specie.

Insieme ai settori botanici è presente un vivaio (1450 mq) che, oltre a garantire l’approvvigionamento di piantine per il giardino, potrà assicurare una certa disponibilità di materiale, di sicura provenienza locale, per gli interventi di recupero ambientale nel Parco.

A corredo del vivaio il settore di acclimatazione, di circa 2500 mq, con un ombraio attrezzato per la preparazione delle giovani piantine ai successivi trapianti. La visita al giardino si arricchisce di suggestivi contenuti come quelli offerti dal laghetto sulle sponde del quale è stata ricreata una torbiera con il suo tipico corteggio flogistico.

I SETTORI DEL GIARDINO

QUERCETO MISTO CADUCIFOGLIO
È la formazione tipica della fascia altitudinale compresa, prevalentemente tra i 300 e gli 800 metri di altitudine, caratterizzata dalla presenza di roverella (Quercus pubescens) a cui si accompagnano numerose altre specie arboree quali gli aceri (Acer campestre, Acer monspessulanum e Acer obtusatum), carpino nero (Ostrya carpinifolia). Ai margini e nelle parti con più luce si incontrano liane quali la clematide (Clematis vitalba) e l’edera (Hedera helix) nonché arbusti quali la berretta del prete (Evonymus europaeus), il citiso (Cytisus sessilifolius), il dondolino (Coronilla emerus) e numerose altre.

LA CERRETA
La cerreta dominata da Quercus cerris si colloca, prevalentemente tra i 500 e 1200 m di altitudine generalmente su suolo acido. Costituisce un ambiente molto ricco di specie fruttifere quali meli e peri selvatici (Malus sylvestris, Pyrus pyraster), sorbi (Sorbus aucuparia, Sorbus montana, Sorbus torminalis), nocciolo (Corylus avellana) e altri fruttiferi. Molto fitto è il sottobosco ricco di felci e soprattutto di geofite quali il bucaneve (Galanthus nivalis), la scilla (Scilla bifolia) e il croco (Crocus vernus) che fanno la loro comparsa alla fine dell’inverno.

LA FAGGETA
Rappresenta la formazione forestale più evoluta della Majella, dove oltre al faggio (Fagus sylvatica) sono presenti aceri (Acer pseudoplatanus), tasso (Taxus baccata) nelle aree più ombrose e fresche, tigli (Tilia cordata), mentre ai margini e nelle radure non sono rare la belladonna (Atropa belladonna), i gigli (Lilium martagon e Lilium croceum) il maggiociondolo (Laburnum anagyroides) e l’aquilegia comune (Aquilegia magellensis).

LA MUGHETA E GLI ARBUSTI PROSTRATI
Dominata dal pino mugo (Pinus mugo) a cui si accompagnano altri arbusti a portamento prostrato, quali il ginepro nano (Juniperus communis ss. nana), la sabina (Juniperus sabina) e uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi). La mugheta per la sua caratteristica di relittualità alpina, costituisce sulla Majella una delle formazioni vegetali più tipiche ed esclusive.

ABETINA
L’Abete bianco (Abies alba) è presente sull’Appennino centrale in forma relittuale.
Un tempo (fase calda post glaciale) i popolamenti ad abete bianco dovevano essere molto più consistenti. Nel successivo periodo più fresco ed umido l’abete bianco è stato soppiantato dal faggio. Oggi nuclei residui di abete bianco sono localizzati nella vicina abetina di Rosello, attualmente Riserva Regionale.

CASTAGNETO
Il castagneto si colloca nella fascia submontana, compresa prevalentemente tra i 600 e i 900 m di altitudine. Al pari del cerro anche il castagno (Castanea sativa) predilige terreno acido, per questo motivo sulla Majella, montagna calcarea per definizione, è alquanto raro. La presenza di radi esemplari, a volte di dimensioni monumentali, risale all’epoca medioevale, quando furono impiantati al posto dei cerri.

PASCOLO ARIDO
Sono pascoli di origine secondaria, cioè derivanti dalla distruzione dei boschi ed annoverano un corteggio floristico molto numeroso e vario, a seconda del profilo del suolo. In questi ambienti dominano le graminacee, tra cui il seslerieto con dominanza di Sesleria nitida, il brometo eretto con Bromus erectus e il pascolo a Stipe con densi cespi di Stipa pennata, specie tipica di suoli aridi.

PASCOLO ARIDO MONTANO
Sono pascoli di origine secondaria, originatisi a seguito della distruzione del bosco da parte dell’uomo per ottenere superfici da destinare alle greggi.
Oltre alla presenza delle associazioni tipiche del piano basale troviamo numerose altre forme di pascolo: dal brachipodieto (Brachypodium rupestre) al seslerieto appenninico (Sesleria tenuifolia). Sono prati di solito pascolati da ovini.

PASCOLO MESOFILO MONTANO
Si caratterizza per la presenza di numerose entità floristiche, tra cui Pedicolare di Hoermann (Pedicularis hoermanniana), varie orchidee quali l’orchide (Anacamptys pyramidalis) e la manina rosea (Gymandenia conopsea) e numerose altre specie. nIn questa sezione sono state messe a dimora piante delle praterie igrofile, dove il fattore selettivo è l’acqua: che abbonda in primavera allo scioglimento delle nevi, mentre scarseggia d’estate durante le calde giornate.

HABITAT RUPICOLO DI QUOTA
Sono questi ambienti molto selettivi che ospitano piante adattate a vivere in condizioni estreme.
Oltre che per la loro bellezza le piante che si rinvengono si caratterizzano per il loro interesse fitogeografico, infatti vi si trovano numerose specie endemiche: es. l’aquilegia della Majella (Aquilegia magellensis), la campanula di Cavolinii (Campanula fragilis ss. cavolinii) e numerose altre. Nel settore sono state ricostruite pareti rocciose e pietraie.

DIVERSITA’ BIOLOGICHE DEI FIORI E DEI FRUTTI
È questo un settore di tipo didattico - ornamentale in cui sono state scelte diverse tipologie di piante che si differenziano per la forma dell’infiorescenza (a capolino, ad ombrella, a spiga, a corimbo ecc.).
Inoltre vi vengono ospitate piante che si differenziano per il diverso tipo di forma, colore e il sapore dei frutti.

TORBIERA
La torbiera costituisce un ambiente umido molto peculiare, caratterizzato dalla presenza costante di acqua che si accumula a causa delle precipitazioni o per risalita capillare dal suolo. In questi casi la decomposizione della materia organica viene rallentata e rimane incompleta, accumulando la cosiddetta “torba”.
La vegetazione è costituita soprattutto da sfagni a cui si accompagnano carici (Carex paniculata e Carex davalliana), l’erioforo (Eriophorum latifolium), il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata) e altre piante.

CULTIVAR TIPICI REGIONALI E TERRITORIALI
Nel settore vi si rinvengono piante di interesse alimentare coltivate un tempo nella nostra regione ed in particolare nella conca peligna. Oggi di queste piante rimangono sporadici individui in completo abbandono. Per tale motivo la coltivazione ex situ negli orti botanici potrebbe essere un importante stimolo per il recupero e il salvataggio di questi ecotipi. Particolare attenzione è stata dedicata ai meli, peri, ciliegi, sorbi e altri.

ARBORETO (Gimnosperme)
Si tratta di una collezione dimostrativa di essenze arboree appartenenti alle gimnosperme, cioè a quelle specie caratterizzate dal “seme nudo”. All’interno delle Gimnosperme il gruppo delle CONIFERE è quello più ricco di specie e si caratterizza per le foglie generalmente piccole (aghiformi o squamiformi), spesso impregnate di resine. Il gruppo comprende due ordini: Taxales e Pinales.

PIANTE ALIMENTARI
Nel settore sono coltivate le piante utilizzate dall’uomo per l’alimentazione. Sono tali le piante con parti eduli utilizzate nelle tante attività umane. Molte di queste hanno un’importanza economica notevole e sono intensamente coltivate, altre hanno un’importanza solo locale. Delle 250.000 piante conosciute in tutto il mondo, circa 12.000 sono utilizzate come cibo o per altri utilizzi, di queste solo 20 specie vegetali forniscono l’85% del fabbisogno alimentare degli uomini. Si segnalano i numerosi fagioli (fagiolo pane, fagiolo a caffè, fagiolo a quaranta giorni ecc.), i cereali tra cui la solina e il marzuolo e numerose altre varietà.

PIANTE MEDICINALI
Il settore raggruppa le piante medicinali classiche utilizzate per le preparazioni erboristiche. Il termine officinali deriva dal fatto che un tempo queste piante erano lavorate e trasformate in laboratori chiamati “officine”. Oggi per piante officinali si intendono non solo quelle medicinali ma anche quelle aromatiche, cosmetiche ecc. Si segnalano il cardo mariano (Sylibum marianum), l’enula campana (Inula helenium) l’issopo (Hyssopus officinalis) e numerose altre.

ARBORETO (Angiosperme)
Raccoglie una collezione dimostrativa di essenze arboree appartenenti alle Angiosperme, cioè a piante caratterizzate da semi racchiusi in una struttura, ovario, che li protegge. Il gruppo comprende le piante più evolute e più diffuse sulla terra. All’interno delle Angiosperme distinguiamo le Monocotiledoni e le Dicotiledoni. Nell’arboreto si segnalano gli aceri (Acer obtusatum, Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Acer platanoides) i carpini (Carpinus betulus e Carpinus orientalis) il frassino maggiore (Fraxinus excelsior), i pioppi (Populus nigra, Populus alba e Populus tremula) ecc.

FELCETO
Nel settore è presente una collezione di felci, tipiche piante del sottobosco o comunque di ambienti caratterizzati da scarsa illuminazione. Le felci costituiscono il gruppo più evoluto e più ampio di tutte le Pteridofite e si caratterizzano per la strategia riproduttiva. Si segnalano la felce aquilina (Pteridium aquilinum) il capelvenere (Adianthum capillus veneris) la scolopendria (Phyllitis scolopendrium) e numerose altre.

COLLEZIONI BOTANICHE SPECIALIZZATE
Si tratta di una collezione dimostrativa dove si può ammirare un vasto assortimento di rose, dalla rosa gallica progenitrice delle prime rose europee coltivate (originarie dall’oriente) ai numerosi ibridi coltivati. Vengono messi in risalto i processi di domesticazione effettuati dall’uomo. Esempi di rose coltivate sono la rosa centifolia, coltivata nell’antichità e che fu portata in Europa al tempo delle crociate insieme alla rosa damascena. Dai petali di quest’ultima si estrae l’olio di rosa, (occorrono 4 tonnellate di petali di rose per distillare un litro di olio).

COLLEZIONI PIANTE ORNAMENTALI

GIARDINO DELLE FARFALLE
In questo settore, prettamente dimostrativo, vengono coltivate specie di interesse ornamentale esotiche. Parte di questo settore è dedicato al “Giardino delle farfalle”, dove si trovano piante particolarmente gradite ai lepidotteri; molte di queste specie vegetali consentono lo svolgimento dell’intero ciclo biologico per alcune specie di farfalle. Il visitatore può godere così lo spettacolo delle farfalle intente a nutrirsi sui fiori e osservando con attenzione le piante, si potranno notare tutte le trasformazioni, dal bruco alla farfalla.

COLLEZIONE DI ARBUSTI
Il settore è dedicato agli arbusti nella loro diversità di forme e colori. Sono ospitate specie adattate all’ambiente mediterraneo, montano e specie ubiquitarie. Tra le numerose specie coltivate si segnalano la vescicaria (Colutea arborescens), il salvione giallo (Phlomis fruticosa), i citisi (Cytisus spinescens, Cytisus sessilifolius e Cytisus scoparius) e numerose altre specie.

PIANTE DELLA FITOTERAPIA ABRUZZESE
L’Abruzzo è una delle regioni italiane più ricche dal punto di vista delle piante medicinali e dove, da sempre, si è mantenuta la tradizione dell’uso delle piante a scopo curativo. In particolare nel territorio della Majella, soprattutto sul versante orientale, la raccolta di determinate piante spontanee è stata in passato una pratica diffusa, in particolare per specie quali la genziana maggiore (Gentiana lutea), camedrio (Teucrium chamedrys) marrobbio (Marrubium vulgare), la santoreggia (Satureja montana) e numerose altre.

PIANTE FORAGGERE
Nel settore sono coltivate piante utilizzate per l’alimentazione del bestiame con particolare riferimento alle Leguminosae. Le specie maggiormente rappresentate appartengono alle foraggere selvatiche ed inselvatichite come la lupinella selvatica (Onobrychis alba), la sulla (Edysarum coronarius), il meliloto (Melilotus officinalis) ecc.

PIANTE PROTETTE DALLA L. R. ABRUZZO N° 45/79
Settore a carattere didattico dove vengono raccolte le specie già segnalate dalla Regione Abruzzo come da proteggere con la L. R. 45/1979, e per le quali, fin dagli anni ’80 già da oltre 30 anni è vietata la raccolta e il danneggiamento. Vi sono inserite soprattutto piante che spesso sono raccolte dai cittadini per consuetudine: per es. l’agrifoglio e il pungitopo in occasione delle feste natalizie, la genziana per uso liquoristico o la peonia per la vistosità e la bellezza dei fiori.

HABITAT RUPICOLO DI BASSA QUOTA
Questo settore ospita la vegetazione delle rupi, dove le piante si sono adattate a condizioni ecologiche estreme, quali prolungata siccità estiva, scarsità di suolo, ricchezza di sali. In queste situazioni si sono differenziate specie con particolari meccanismi adattatori, quali varie Crassulacee con tessuti ricchi di acqua come i Sedum e Sempervivum e piante con pelosità diffusa quali la peverina (Cerastium tomentosum), le centauree (Centaurea tenoreana, Centaurea ambigua), o gli eliantemi (Helianthemum apenninum, Helianthemum nummularium).

SEMENSAIO, VIVAIO, AIUOLE SPERIMENTALI
Il settore si estende su una superficie complessiva pari a circa 1700 mq di cui 850 attrezzati a vivaio. Tutta l’area è destinata alla produzione di materiale di qualità con particolare attenzione alla coltura delle provenienze locali da impiegarsi soprattutto negli interventi da realizzare nel Parco. L’attività vivaistica è prevalentemente finalizzata al recupero di cultivars tradizionali e alla moltiplicazione di piantine forestali indigene. Il reperimento e la salvaguardia di fruttiferi locali, oggi in molti casi divenuti piuttosto rari, consente di programmare la realizzazione di impianti che possano, tra l’altro, offrire un importante contributo alle esigenze alimentari della fauna selvatica di pregio. Le piantine di essenze forestali prodotte permettono, con materiale di sicura origine genetica, l’attuazione di interventi di rinaturalizzazione e, più in generale, di miglioramento delle condizioni di biodiversità nel territorio del Parco.