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giovedì 24 AGOSTO 2017
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Museo etnografico "Marcello De Giovanni"

Il Museo Etnografico Marcello M. de Giovanni cura la rappresentazione, la divulgazione, la ricostruzione e lo studio del modo di essere e di operare dell’homo laborans del comprensorio montano Maiella-Morrone e della Regione Abruzzo, attraverso la cultura degli oggetti, degli utensili e delle macchine attinenti alle attività agricole, artigianali e silvo-pastorali.


Il simbolo del Museo è il ramo del maggiociondolo, una pianta spontanea della Maiella del genere Cytisus dai brillanti fiori gialli che sbocciano nel mese di Maggio, denominata nelle varianti dialettali abruzzesi majo, maja, maggiopèndolo, maièlla, ecc. Nel rituale dell’innamoramento della tradizione popolare abruzzese era usato per la dichiarazione d’amore, e quindi trapiantato dinanzi o appeso alla porta di casa della ragazza desiderata, durante la notte di Calendimaggio. Se lei era consenziente metteva il ramo nel vaso o lo esponeva alla finestra o sul balcone ed allora il giovane poteva avanzare la richiesta ufficiale di fidanzamento.
Il Museo – vecchia idea dell’Associazione Roccacaramanico, sorta nel 1981 con lo scopo primario di restituire vita all’antico borgo spopolato dalla totale emigrazione degli abitanti e destinato alla completa rovina – è intestato al Prof. Marcello De Giovanni, grande uomo di cultura scomparso nel 2008, ricordato da tutti per la sua intensa attività dedicata a studiare la lingua dialettale, gli usi e i costumi delle popolazioni abruzzesi e della provincia di Pescara in modo particolare. Tale figura ha curato direttamente la nascita, l’organizzazione e la vita del Museo etnografico insieme ai membri dell’Associazione Roccacaramanico e a quanti hanno mostrato sensibilità nel rifornirlo di oggetti e documenti antichi che oggi costituiscono il cuore di questo tipo di percorso culturale nel piccolo borgo di Roccacaramanico.

Il Museo testimonia l’identità della “Montagna Madre”, da sempre culla di genti laboriose e miti: la stessa montagna che ha ispirato la grande poesia latina di Ovidio e le sublimi esperienze monastiche, eremitiche ed ascetiche del Medioevo, tra le quali emergono la singolare spiritualità e la testimonianza carismatica di Pietro da Morrone (il futuro papa ‘Celestino V’) e della Congregazione dei ‘Fratelli dello Spirito Santo’ poi detti “Celestini”, una delle espressioni più profonde e rivoluzionarie della religiosità medievale.

Nascita del Museo

E’ stato fondato nel luglio 1999 per iniziativa del Comune di Sant’Eufemia a Maiella, dell’Associazione Roccacaramanico e del Prof. Marcello De Giovanni, che hanno costituito per la gestione un apposito ente, l’Associazione ‘Marcello M. de Giovanni’.

Il consiglio di Amministrazione, coadiuvato da una consulta di Soci Fondatori, è formato da sette componenti, dei quali quattro rappresentano la locale Amministrazione Comunale.

L’edificio


Il Museo è situato nell’ex Municipio di Roccacaramanico, restaurato in modo esemplare nel 1997-98 con fondi FERS stanziati dall’Unione Europea e dalla Regione Abruzzo nel settore Urbanistica Beni Ambientali Parchi e Riserve Naturali (POP Abruzzo 94-96). Si compone di quattro sale disposte su due piani (tre per il Museo ed una destinata a sala polifunzionale e amministrativa. Anticamente era la chiesa di Sant’Antonio Abate, di cui resta una formella scolpita nella pietra sul lato ad oriente. Ha subìto diverse ristrutturazioni soprattutto all’interno, anche a séguito dell’incendio provocato nel periodo dell’unificazione nazionale che distrusse l’archivio comunale. Quando nel 1927 fu disposta dal governo centrale l’aggregazione di Roccacaramanico al Comune di Sant’Eufemia a Maiella, l’edificio ospitò le scuole elementari fino agli anni sessanta. Con l’emigrazione degli abitanti ha sofferto l’incuria, l’abbandono, i rigori invernali e perfino l’utilizzazione a ricovero di greggi. Dal 1982 fu concesso in fitto simbolico all’Associazione Roccacaramanico, che ha provveduto col sostegno del Comune alle riparazioni essenziali e per dodici anni l’ha sottratto alla completa rovina.

Sintesi programmatica e culturale
L’obiettivo primario della ricostruzione dei cicli lavorativi delle attività agricole, artigianali e silvo-pastorali e delle connesse caratteristiche di creatività e di cultura antropologica è perseguito ispirandosi a criteri di originalità e di specificità. Pertanto il Museo Etnografico ‘Marcello M. De Giovanni’ del Parco Nazionale della Maiella, accanto alla funzione informativa generale nei vari settori (per la quale all’occorrenza indica analoghe e più complesse strutture del territorio all’uopo soddisfacenti), si adopera per conseguire un ruolo di singolarità che sia integrativo del sistema museale regionale esistente, scegliendo temi, reperti e percorsi di ricerca e di studio possibilmente diversificati.

Attività silvo-pastorali
Attraverso la raccolta di reperti ed una pannellistica illustrativa di supporto, in questo àmbito, sono indicati alcuni temi principali: la pastorizia con oggetti, utensili ed elementi del vestiario, che introducono il visitatore nel mondo mitico della civiltà pastorale, delle abitudini stanziali e transumanti del pastore abruzzese, della lavorazione del latte, con pannelli sui tratturi, tratturelli e bracci delle vie della transumanza tra l’Abruzzo e la Puglia, su ripari a trullo con pietre a secco, sui costumi pastorali ottocenteschi, sulla tosatura degli ovini, sul cibo e sul bagaglio del pastore transumante; il trasporto in ambiente montano con animali da soma; la carbonaia con pannelli esplicativi del procedimento di produzione del carbone; il disboscamento e il dissodamento del terreno con attrezzi tipici per l’abbattimento delle piante e degli arbusti, la rimozione del pietrame.

Attività agricole
Sono rappresentate da oggetti di corredo del contadino (corno con cote, incudine portatile ecc.), attrezzi e macchine per la cura e la preparazione del terreno da adibire a colture montane (vari tipi di falce, zappe, forche, rastrelli, ecc.) e per la coltivazione del grano nei momenti principali dell’aratura (dall’aratro in legno a modelli diversi di ferro; gioghi per muli e buoi), della trebbiatura, della macinazione e della stacciatura (crivelli e setacci).

Attività artigianali


Tra queste spiccano alcune macchine dei cordari di budella, che operarono in Italia dal ‘500 alla prima metà del ‘900. La lavorazione dei budelli ovini per la produzione delle corde musicali, prima, e dei fili chirurgici (cut gut) poi, ebbe intere generazioni di valentissimi artigiani in due località della Valle dell’Orta (Salle e Musellaro). Essi contribuirono alla superiore qualità dei prodotti in campo europeo, lavorando nelle famose fabbriche di Roma e Napoli. Segue il monumentale telaio con l’attrezzatura completa della mascalcìa, che fino a qualche decennio fa era praticata da rari artigiani per la ferratura degli animali da tiro e da trasporto. Alcuni prodotti della lavorazione, anche artistica, del ferro battuto, sparsi pure in altri settori, forniscono indicazioni sull’abilità e sull’inventiva del fabbro ferraio. Altre attività artigianali sono rappresentate da oggetti e utensili della falegnameria, della panificazione, dell’edilizia, dal deschetto e dall’attrezzatura del calzolaio, da diversi manufatti del canestraio o di attività di tipo domestico come la filatura, la tessitura, la cucitura e il ricamo.

La casa
Elementi dell’arredamento (supporti per il letto di pagliericcio, la madia, il portapiatti, ecc.) si accompagnano ai principali oggetti della cucina (recipienti di diversa tipologia e funzione, mestolo, ‘chitarra’, ferri per ‘pizzelle’, forno di campagna, ecc.) fino ad una delle prime cucine elettriche, dell’illuminazione (lumi ad olio) e del riscaldamento (scaldaletto, attrezzi del focolare, braciere, ecc.). Si può apprezzare anche la riproduzione di un rogito notarile settecentesco, che è un dettagliato inventario di tutte le suppellettili contenute in una domus palatiata di Roccacaramanico.

Documenti di costume, storia sociale e religiosa
Alcuni pannelli, infine, suggeriscono argomenti e percorsi di ricerca quali la montagna e il brigantaggio con lettere di ricatto inedite di un noto brigante della zona; il costume e l’oreficerìa abruzzese con alcune pubblicazioni di pregio e riproduzioni a colori; oggetti e testimonianze della religiosità popolare della Valle dell’Orta.

Giorni e orari di apertura ai visitatori:
Giugno – Luglio - Settembre e Ottobre tutti i fine settimana
dalle h. 10.00 alle 12.30
dalle h. 16.30 alle h. 19.30
Agosto: dal 1° al 21 tutti i giorni
Mattina dalle h. 10.00 alle ore 12.30
Pomeriggio dalle h. 16.30 alle h. 19.30